In un istante oh come
s’accrebbe il mio timor! Pur troppo è questo
un presagio funesto delle sventure mie!
L’incauto sposo più non è forse ascoso
al reo tiranno. A morte, ei già lo condannò.
Fra i miei spaventi,
nel mio dolore estremo che fo?
Che penso mai? Misera io tremo.
Ah no, più non si tardi.
Il senato mi vegga.
Al di lui piede grazia e pietà s’implori
per lo sposo fedel. S’ei me la nega,
si chieda al ciel. Se il ciel l’ultimo fine
dell’adorato sposo oggi prescrisse,
trafigga me chi l’idol mio trafisse.
Parto, m’affretto.
Ma nel partire Il cor si spezza.
Mi manca l'anima,
morir mi sento. Nè so morir
e smanio, e gelo, e piango, e peno.
Ah se potessi, potessi almeno
fra tanti spasimi morir così.
Ma per maggior mio duolo
verso un’ amante oppressa
divien la morte istessa
pietosa in questo dì.